6 anni e 126.000 km in Kia e-Niro: il bilancio di chi non tornerebbe indietro

Sei anni dopo, ancora entusiasta

Sei anni e 126.241 chilometri: tanto ho percorso con la mia Kia e-Niro full optional, acquistata a settembre 2020 per 35.000 euro. Quando l’ho presa, in molti mi guardavano con un misto di curiosità e scetticismo. “E la batteria? E l’autonomia? E quando dovrai cambiarla?”

Oggi posso rispondere con i fatti, non con le previsioni. E la risposta è semplice: rifarei questa scelta domani mattina. Ecco com’è andata davvero.

Kia e-Niro dopo 6 anni
Kia e-Niro primo modello

La batteria: il grande spauracchio che non si è mai materializzato

La paura numero uno di chi pensa all’elettrico è sempre la stessa: la batteria che “muore” dopo pochi anni. Nel mio caso, dopo oltre 126.000 km, la batteria sembra come nuova. Nessun calo di autonomia che io abbia percepito nell’uso quotidiano, nessun avviso, nessuna sorpresa. E i consumi restano ottimi: oggi viaggio in media tra 12 e 13 kWh ogni 100 km.

Lo stesso vale per le prestazioni. L’accelerazione è quella del primo giorno: pronta, fluida, silenziosa. Quella spinta immediata che ti incolla al sedile quando premi l’acceleratore non si è affievolita di un millimetro. Ogni volta che mi immetto in tangenziale sorrido ancora come la prima settimana.

Freni mai cambiati in 126.000 km

Questo è il dato che sorprende di più chi guida un’auto tradizionale: in sei anni non ho mai sostituito pastiglie né dischi dei freni. Mai.

Il merito è della frenata rigenerativa. Quando sollevo il piede dall’acceleratore, è il motore elettrico a rallentare l’auto, recuperando energia e rimandandola in batteria. I freni meccanici entrano in gioco solo nelle frenate più decise. Risultato: meno usura, meno polvere, meno spese in officina. E in città si guida quasi con un pedale solo.

In generale la manutenzione è ridotta all’osso: niente cambio olio, niente filtri del motore, niente cinghie, niente frizione. I tagliandi sono rapidi ed economici.

Manutenzione: cambio completo della batteria

Dopo 126.000 km ammetto che devo segnalare come azioni di manutenzione il cambio totale della batteria! No, non quella di trazione ma quella da 12V dei servizi del costo di 75 euro (l’ho sostituita in autonomia). L’auto inoltre segnala con grande anticipo quando è il momento di sostituirla. e forse, adesso è arrivato il secondo cambio.

Gomme: l’unica vera voce di consumo

Se c’è una cosa che ho cambiato con regolarità, sono gli pneumatici: tre treni completi in sei anni, sempre estivi. Su 126.000 km, parliamo di una media di circa 42.000 km per treno.

È una voce da mettere in conto: un’auto elettrica pesa un po’ di più e la coppia immediata sollecita le gomme. Ma con una guida fluida e la giusta pressione il consumo resta più che ragionevole.

Quanto vale oggi

Pagata 35.000 euro nel 2020, a ottobre 2026 la mia e-Niro full optional vale una stima di 15.000–17.000 euro in vendita tra privati. In permuta da un concessionario si scende probabilmente a 12.000–13.000 euro. Il valore residuo è quindi intorno al 45% del prezzo d’acquisto, dopo sei anni e oltre 126.000 km.

Sono valori indicativi, ricavati dagli annunci online di e-Niro 64 kWh dello stesso periodo. Il chilometraggio più alto della mia pesa sul prezzo, ma una batteria in perfetta salute è un ottimo argomento di vendita. Ma tanto me la tengo.

Il piacere di guida, ogni giorno

Al di là dei numeri, c’è quello che i numeri non raccontano. Il silenzio a bordo, che dopo sei anni continua a sembrarmi un lusso. La fluidità nel traffico, senza strappi e senza cambi. La comodità di partire ogni mattina con il “pieno” fatto a casa durante la notte.E soprattutto il piacere di guidar eun mezzo che dopo sei anni ha le medesime prestazioni di quando l’ho ritirato dal concessionario. (Fatelo con un diesel che col carburante pieno di imputrità perde cavalli e reattività già dopo i primi 10.000 km.)

L’elettrico cambia il modo di vivere l’auto: non si va più a fare benzina, è l’auto che si ricarica mentre fai altro. Una volta provato, tornare indietro sembra davvero un passo nel passato. Di recente ho dovuto fare il pieno all’auto di mia Moglie. Mi è parso di tornare nel ‘900, mani sporche, puzza e soprattutto cifre da capogiro per una manciata di chilometri con una utilitaria.

Il segreto? Poche ricariche fast. E la prossima sarà ancora elettrica

Se mi chiedono perché la mia auto, dopo sei anni e oltre 126.000 km, non si sia deteriorata, la mia risposta è chiara: ho fatto poche ricariche fast. La gran parte delle ricariche l’ho fatta in corrente alternata, con calma, a casa soprattutto a 8A o a destinazione. Le colonnine ad alta potenza le ho usate solo quando servivano davvero, nei viaggi lunghi. Credo che trattare bene la batteria in questo modo abbia fatto la differenza.

E la prova più concreta di quanto sia soddisfatto è un’altra: la seconda auto di famiglia sarà anche lei elettrica. Dopo sei anni di esperienza diretta, non ho più dubbi. L’elettrico non è una scommessa sul futuro: per me è già il presente, e funziona.