Ricaricare l’auto elettrica alle colonnine pubbliche

Il punto di Maurizio Giunti (che ringraziamo) sulle colonnine di ricarica per le auto elettriche.

In questo excursus troverete tutto quello che c’è da sapere su come si ricarica un veicolo elettrico.

Articolo originale a questo link.

“Marty, I’m sorry, but the only power source capable of generating 1.21 gigawatts of electricity is a bolt of lightning.”

Come ho già avuto occasione di scrivere, ricaricare l’auto elettrica a casa è la soluzione più pratica ed economica, ma ovviamente se si possiede un’auto di questo tipo non si può evitare, più o meno saltuariamente, di ricaricare alle colonnine pubbliche.

La cosa positiva è che la rete di ricarica è abbastanza diffusa sul territorio, ci sono ad esempio molte più colonnine per le auto elettriche che distributori di metano. Purtroppo però queste colonnine sono caratterizzate da una certa “variabilità” sia in termini di tempi di ricarica, sia per quanto riguarda i metodi di pagamento, e questi dettagli possono confondere un automobilista elettrico principiante come me e come i tanti che si affacciano adesso alla mobilità elettrica.

Vediamo quindi di chiarire un po’ di dubbi per affrontare con serenità i nostri spostamenti senza l’ansia da ricarica!

Colonnine lente e veloci

Partiamo dal dato tecnico: innanzitutto esistono diversi tipi di colonnina. Le colonnine che erogano corrente alternata, comunemente chiamate “lente” e quelle che erogano corrente continua, che sentirete spesso chiamare “fast”.

Le colonnine “lente” sono dotate di connettore Type2 e di solito possono erogare fino a 22kW di potenza in corrente alternata trifase. Queste colonnine si riconoscono facilmente perché solitamente non sono dotate di cavo, e quindi per poter ricaricare occorre portarsi il cavo da casa. Qui sotto ecco due esempi delle colonnine EnelX a 22kW più diffuse, a sinistra il modello più vecchio con il display in alto, che notoriamente diventa illeggibile nelle giornate di sole intenso, mentre a destra  un modello più recente e molto più curato anche come design.

connettore CCS2

Come ho già detto, queste colonnine non sono dotate di un cavo, ma solo di una o due prese Type2, quindi occorre portarsi dietro un cavo Type2-Type2 per poter collegare la nostra auto.

La procedura di ricarica è la medesima per entrambi i modelli, occorre attivare la colonnina, vedremo tra poco come, inserire il cavo Type2 nella presa e poi nell’auto. Per l’inserimento del cavo occorre prestare attenzione a 2 particolari: in primo luogo i due connettori alle estremità del cavo Type2 non sono uguali e mentre il connettore più piccolo va nella colonnina, quello più grosso va inserito nella presa dell’auto.

connettore CCS2
Cavo Type 2 – Lato auto e lato colonnina

La seconda cosa da sapere è che per inserire il cavo nella colonnina occorre prima “abboccare” il connettore nella presa,  poi ruotare in senso antiorario (come è indicato sulla presa stessa) fino a che la rotazione non si blocca, quindi premere fino a quando il connettore non entra nella presa fino in fondo.

connettore CCS2
Connettore “a rotazione” di una colonnina

La massima potenza teorica di ricarica di queste colonnine è di 22kW ma accade spesso che per un motivo o per un altro non si riesca a raggiungere. Ad esempio la mia Kia e-Niro è dotata di un OBC (on board charger) a corrente alternata che al massimo può assorbire 11kW, quindi quando mi collego ad una di queste colonnine, posso usare al massimo questa potenza.

Capita anche che per problemi o limiti sull’alimentazione elettrica, queste colonnine non possano erogare tutta la potenza teorica, soprattutto se ci sono due auto collegate contemporaneamente alle due prese di cui sono dotate.

Infine è possibile anche che il cavo utilizzato non permetta di sfruttare tutta la potenza disponibile, esistono infatti cavi Type2-Type2 monofase e trifase, nel caso in cui si utilizzasse un cavo monofase con queste colonnine si potrebbe sfruttare solo fino a circa un terzo della potenza (una fase su tre), o a volte anche meno.

Le colonnine da 22kW sono molto diffuse e se ne possono trovare in giro veramente tante, sia nelle città, che nei piccoli centri. Spesso si trovano installate nei parcheggi dei centri commerciali, dei supermercati di varie catene e nei parcheggi dei negozi Ikea. Sebbene siano molto diffuse, la velocità di carica che offrono non è molto elevata, per questo sono spesso chiamate anche “lente”; ad esempio per ricaricare da 0 al 100% la batteria da 64kWh della mia Kia eNiro long range, una di queste colonnine avrebbe bisogno di circa 6 ore (64kWh / 11kW = 5,8h).

Le colonnine a corrente continua

Rispetto alle colonnine a corrente alternata, quelle a corrente continua sono molto più grandi. Anche in questo caso le più diffuse in Italia sono quelle di EnelX, che hanno l’aspetto di grossi armadi di metallo.

connettore CCS2
Colonnina “Fast” di EnelX

Queste colonnine oltre ad essere più veloci, hanno la comodità di essere dotate dei cavi necessari per collegarsi all’auto. Come si nota dalla foto sono dotate di tre cavi: un Type2 per la ricarica in corrente alternata (equivalente alle colonnine “piccole”) e un connettore CCS2 per la corrente continua, più uno CHAdeMO utilizzato, sempre in corrente continua, solo da alcuni modelli di auto.

Il connettore CCS2 fisicamente è piuttosto grande, ma in realtà utilizza solo 5 conduttori, i due in basso che portano la corrente, e quelli in alto che servono a stabilire il dialogo tra l’auto e la colonnina.

Come ricaricare l'auto elettrica dalla colonnina
Connettore CCS2

Gli “armadi” di ricarica fast (chiamarli colonnine mi sembra davvero riduttivo!), non sono tutti uguali, infatti ne esistono di potenze diverse: i più diffusi possono erogare 50kW di potenza, ma ce ne sono anche da 100kW o anche più potenti.

In teoria con una potenza ad esempio di 100kW la batteria da 64kWh della mia auto potrebbe caricarsi in meno di un’ora, purtroppo però le cose non sono così semplici, infatti in primo luogo ogni auto può avere delle limitazioni sulla potenza di carica, ad esempio la Kia e-Niro non può ricaricare a potenze maggiori di 77kW. Inoltre la potenza di carica viene spesso ridotta in modo da non “affaticare” la batteria, ad esempio nel caso in cui la batteria si scaldi troppo durante il processo di ricarica, e in ogni caso quando si supera l’80% della ricarica. Questo rallentamento è necessario al fine di preservare la vita utile della batteria, che se viene stressata con ricariche troppo veloci, soprattutto al limite della sua capacità, rischia una degradazione chimica che ne diminuisce permanentemente la capacità. Ad esempio nell’immagine qui sotto, presa dal sito fastned.nl, e che riguarda in particolare la Kia E-Niro, si può vedere come la potenza di carica vada a diminuire man mano che ci si avvicina alla carica completa della batteria.

Come ricaricare l'auto elettrica dalla colonnina

Tesla Superchargers

Fino ad ora abbiamo parlato delle colonnine aperte a tutte le auto, ma ce ne sono alcune che sono disponibili solo per una specifica marca: sto parlando dei Tesla Supercharger. Queste colonnine sono tecnicamente equivalenti alle colonnine fast, (anche se il loro design è decisamente più curato!) ma hanno la particolarità di essere attivabili solo se si deve ricaricare una Tesla.

Come ricaricare l'auto elettrica dalla colonnina
Tesla Supercharger

Un altro grosso punto di vantaggio dei Tesla Supercharger è la loro capillare diffusione lungo le maggiori arterie stradali italiane, cosa che purtroppo non si può dire sulle colonnine fast degli altri gestori. Fortunatamente qualcosa sta cambiando, è infatti di poche settimane fa l’annuncio di un accordo tra EnelX e Autostrade per la creazione di un centinaio di punti di ricarica fast nelle autostrade del nostro Paese. C’è solo da augurarsi che le installino e attivino in fretta!

E come si paga?

Vediamo adesso in dettaglio come funziona la parte “burocratica” della ricarica, cioè come si attiva la colonnina e si paga il rifornimento. Come abbiamo detto, a differenza dei distributori di carburante, alle colonnine non si può pagare in contanti o con una carta di credito.  Per poter pagare ogni “marca” di colonnine elettriche offre un’App grazie alla quale è possibile sia trovare le colonnine più vicine, che attivarle tramite o un credito prepagato o, in alcuni casi, attraverso un abbonamento a costo fisso mensile che da diritto ad un massimale mensile di kWh ricaricabili.

Spesso oltre all’App i gestori offrono anche una tessera che viene collegata all’account dell’utente e che semplifica molto il “rifornimento”, infatti grazie alla tecnologia RFID di cui è dotata basta semplicemente avvicinare la tessera alla colonnina per avviare la ricarica.

Tanto per fare un esempio realistico, supponiamo di avere installata sul nostro smartphone l’App della colonnina e di aver caricato qualche Euro di credito. Per poterlo utilizzare per ricaricare la nostra auto dobbiamo in primo luogo capire quale colonnina attivare, infatti spesso accade che vi siano più colonnine una accanto all’altra e ovviamente dobbiamo attivare quella più vicina a dove abbiamo parcheggiato l’auto in modo da arrivarci agevolmente con il cavo. Di solito sulla colonnina è presente un codice e talvolta anche un QRCode che possiamo scansionare con l’App. La procedura non è sempre semplice, soprattutto sulle colonnine più vecchie dove i codici possono essere sbiaditi dal tempo e dalle intemperie.

Per fortuna la procedura con una tessera RFID è molto più semplice: ogni colonnina ha un sensore dove occorre appoggiare la tessera per attivare la ricarica. Il punto esatto dove appoggiare la tessera è indicato chiaramente su ogni colonnina, come si vede nell’esempio qui sotto.

Come ricaricare l'auto elettrica dalla colonnina

Una volta attivata la colonnina dobbiamo selezionare quale presa vogliamo utilizzare e poi collegare il cavo all’auto.

La carica continua fino a quando abbiamo credito residuo, oppure fino a quando l’auto è carica al 100% oppure è arrivata ad una soglia di carica preimpostata (vi invito a consultare il manuale della vostra auto per sapere se se potete configurarla e come). Se si ha la necessità di interrompere la ricarica prima del completamento è sufficiente appoggiare nuovamente la tessera al sensore sulla colonnina e immediatamente la carica verrà interrotta.

Ricaricare con una App “multimarca”

Abbiamo detto che ogni distributore di energia offre la sua App e la sua tessera per ricaricare alle proprie colonnine: questa modalità è decisamente scomoda per noi automobilisti elettrici, che in teoria dovremmo scaricare l’App di una nutrita serie di gestori  e attivare un credito prepagato su ognuna di esse, o viceversa selezionare magari un solo gestore e limitare le ricariche alle sue colonnine. Un vero incubo per chi si deve muovere con un’auto elettrica!

Per fortuna esistono delle App “multimarca”, che possono quindi essere utilizzate per ricaricare dalle colonnine di più gestori, anche all’estero, e permettono quindi di muoversi in relativa tranquillità in tutta Europa.

Le più diffuse App di questo tipo sono Nextcharge e Plugshare. Queste App hanno accordi con le maggiori catene proprietarie di colonnine di ricarica, come EnelXDuferco,  Ionity e tante altre e permettono di ricarica in modo semplice e anche conveniente a tutte le colonnine di queste “marche”.

Oltre a queste esistono anche App pubblicate dai vari marchi costruttori di auto (Kia, Mercedes, Volkswagen, ecc.) ognuna attivabile solo dai proprietari di auto del rispettivo marchio, che grazie ad accordi di roaming consentono di ricaricare da tantissime colonnine sparse sul territorio. 

A mio giudizio, se si pensa di viaggiare fuori dalle classiche tratte urbane, avere un abbonamento con una di queste App  è la soluzione più pratica.

Quanto costa il “pieno”?

Ho già osservato più volte, in altri post, che la ricarica a casa è decisamente conveniente, ma anche le ricariche dalle colonnine pubbliche sono piuttosto abbordabili. Vi è però una estrema variabilità tra i vari gestori e anche tra un tipo di colonnina e l’altra dello stesso gestore, quindi occorre fare un po’ di attenzione per non perdersi nella giungla delle tariffe. Qui sotto cerco di riportare alcuni dei prezzi dei maggiori fornitori, in vigore nel momento in cui scrivo (Ottobre 2020).

EnelX

Tariffa a consumo:

  • colonnine AC 22kW: 0,40€/kWh
  • colonnine DC 50kW: 0,50€/kWh
  • colonnine DC oltre 50kW: 0,79€/kWh

Tariffa flat

  • small: 25€/mese con limite di prelievo mensile di 70kWh
  • large: 45€/mese con limite di prelievo mensile di 145kWh

EvWay

Tariffa a consumo:

  • colonnine AC fino a 22kW: 0,40€/kWh inoltre dopo 4 ore di ricarica applica un sovrapprezzo di 4€/ora
  • colonnine DC fino a 50kW: 0,45€/kWh inoltre dopo 2 ore di ricarica applica un sovrapprezzo di 10€/ora

Ionity

Tariffa a consumo:

  • colonnine DC da 100kW e oltre: 0,79€/kWh

Duferco

Tariffa a consumo:

  • colonnine DC e AC fino a 50kW: 0,40kWh +IVA 

Tariffa flat:

  • 50€/mese + IVA con un limite di prelievo mensile di 300kWh

Carte ricaricabili:

  • carta prepagata da 100kWh:  40€+ IVA
  • carta prepagata da 200kWh: 75€ + IVA
  • carta prepagata da 400 kWh: 140€ + IVA;

Anche qui secondo me è molto valida la soluzione delle App “multi marca” dove viene indicato per ogni colonnina localizzata sulla mappa il prezzo del rifornimento con la tariffa a consumo, in questo modo si può operare una scelta consapevole e magari risparmiare qualche centesimo al kWh.

Come ricaricare l'auto elettrica dalla colonnina
Logo Duferco

E la ricarica gratis?

Alcuni centri commerciali, catene di supermercati (ad esempio Lidl) e alcuni comuni hanno investito e stanno investendo sulla mobilità elettrica, installando punti di ricarica gratuiti sul territorio.

Questi punti di ricarica sono sicuramente molto convenienti visto che regalano l’energia, ma non sempre sono comodi. Capita infatti spesso che le colonnine gratuite siano fuori servizio, o che per ricaricare gratuitamente ad un centro commerciale occorra entrare e chiedere al personale di attivare la colonnina, con considerevoli perdite di tempo.

Per fortuna non tutti i punti di ricarica gratuita sono così: ci sono anche colonnine dove basta collegarsi per ricaricare senza necessità di autorizzazione, o gestori per i quali basta scaricare l’App per poter caricare gratis (è il caso ad esempio di Estra in Toscana).

E in ogni caso io non ho mai sentito parlare di distributori di benzina gratuita, per cui non mi sembra giusto lamentarsi se qualche volta le cose non funzionano perfettamente!

Come ricaricare l'auto elettrica dalla colonnina
Bocchettone ricarica Renault Zoe

Tutto facile quindi?

In realtà c’è ancora un po’ di strada da fare per avere una mobilità elettrica veramente alla portata di tutti. In primo luogo la frammentazione del mercato non favorisce molto la trasparenza, e a volte non è chiaro in anticipo quale sia il prezzo che si sta pagando per il rifornimento.

Inoltre è vero che ci sono tantissime colonnine di ricarica, ma la maggior parte sono AC a bassa potenza (e quindi con tempi di ricarica lunghi) e concentrate nei centri abitati, ossia pensate per una mobilità elettrica urbana. Chi ha in programma di fare spesso viaggi lunghi con un veicolo EV dovrà attendere ancora un po’ di tempo perché vengano installate abbastanza colonnine lungo le autostrade e le arterie stradali principali, oppure deve acquistare una Tesla che con la sua rete di Supercharger diffusi capillarmente, ha fatto un ottimo lavoro.

Infine, dato che a differenza dei distributori di benzina dove solitamente c’è un “presidio umano” almeno in alcune ore del giorno, le colonnine di ricarica sono totalmente automatizzate, in caso di malfunzionamento, se la colonnina non si attiva, è necessario chiamare il numero di supporto tecnico  scritto sulla colonnina stessa e farsi aiutare a distanza. Non ho ancora avuto esperienza diretta di un malfunzionamento di questo tipo, ma i racconti degli automobilisti elettrici veterani sono tanti e coloriti e spesso non hanno un lieto fine. E’ quindi sempre necessario, viaggiando in elettrico, tenere un buon margine di sicurezza e, soprattutto nei viaggi lunghi, pianificare accuratamente le soste di ricarica, considerando magari possibili alternative in modo da non rischiare mai di rimanere “a secco” nel caso in cui la colonnina alla quale volevamo ricaricare sia guasta, occupata nella ricarica di un altro veicolo o magari impegnata abusivamente da un veicolo endotermico in parcheggio selvaggio.

Come ricaricare l'auto elettrica dalla colonnina
Kia e-Niro in ricarica domestica

La mia esperienza da neofita

Come sa chi segue da un po’ questo blog, io sono decisamente un neofita della mobilità elettrica visto che ho l’auto da poco più di un mese, però ho avuto occasione di fare qualche ricarica alle colonnine pubbliche e posso riportarvi un po’ di problemi che, soprattutto all’inizio, possono essere fastidiosi.

Non è facilissimo trovarle:

A differenza dei distributori di benzina che si vedono bene da lontano, le colonnine di ricarica di solito se ne stanno nascoste nei grandi parcheggi e trovarle è un’impresa, soprattutto se il parcheggio è pieno di auto! Alla fine ho visto che una delle App più precise nella localizzazione delle colonnine e che aiuta a “stanarle” anche dentro i parcheggi, è Nextcharge. Altro strumento utilissimo per trovarle è la vista “satellite” di Google Maps.

Sono quasi sempre in posti poco riparati:

 Se piove e devi ricaricare ad una colonnina pubblica, preparati a bagnarti! La stragrande maggioranza delle colonnine è totalmente scoperta, senza nemmeno un tettino che possa ripararti dalla pioggia mentre attivi la carica e colleghi il cavo. In questi casi è fondamentale avere una tessera Rfid per non dover trafficare col cellulare sotto la pioggia  (si ok, l’ombrello…provate voi a tenere un ombrello, un cellulare e contemporaneamente leggere il codice scritto sulla colonnina che si è mezzo sbiadito, mentre cercate di non bagnarvi e magari avete il cavo Type2-Type2 in mano!)

Organizzate un kit di ricarica AC:

Se caricate spesso in AC, dove serve il proprio cavo Type2-Type2, organizzatevi un “kit di ricarica” composto da: il vostro cavo Type2, un cappellaccio anti pioggia, guanti usa e getta e straccio per pulire il cavo prima di rimetterlo in auto. Vi risparmierete un sacco di macchie sui vestiti. Se potete, procuratevi un cavo Type2-Type2 spiralato che si sporca meno ed è più facile da riporre. Io non l’ho fatto e sono già pentito.

Detto questo posso solo dirvi che per adesso ho effettuato in un mese ben quattro ricariche alle colonnine pubbliche, 2 in DC e due in AC e non ho avuto il benché minimo problema, tranne forse qualche perdita di tempo nel localizzare le colonnine stesse.

Secondo me quando mi vedono arrivare si nascondono. Non c’è altra possibile spiegazione! 🙂

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